Il processo
Perché Facebook ha senso solo se è usato come strumento per offendere le persone
Si sveglia tardi, l’arcivescovo Nichols. Poteva farlo un paio d’anni fa, quando lui era ancora a capo della diocesi di Oxford e io mi sentii chiedere dalla mia vicina di camera al St Hugh’s College, in procinto di tornarsene in America: “Hai Facebook?” “No.” “Vabbe’, allora niente”. E niente fu.

Facebook chiude e l’arcivescovo Nichols trionfa. Ma forse non c’è nemmeno bisogno di questi mezzucci: basta aspettare che la gente muoia. Non parlo di suicidarsi eliminando il proprio profilo (tanto più che Facebook è un Dio geloso, che si compiace di chiedere per centinaia di volte al tuo indirizzo mail perché te ne vai, e non andartene, e pensaci due volte, e pensaci tre, e torna fra noi), parlo proprio di morte naturale. Purtroppo gli utenti di Facebook hanno un’età media piuttosto bassa quindi il loro decesso è un evento ancora raro; ma il tempo gioca a favore della comare secca e, per estensione, dell’arcivescovo Nichols. Se io per esempio schiattassi questa sera, il mio profilo su Facebook continuerebbe a vivere e prosperare come se niente fosse. La mia casella postale accoglierebbe comunque gli aggiornamenti dei gruppi “Il telo sulla Ghirlandina”, “Le donne preferiscono gli uomini di destra” e “Ci avete rotto il cazzo con Roberto Saviano”. Verrei comunque sommerso di test quali “Scopri quanto sei valdostano” e “A quale delle Desperate Housewives corrispondi?”. Orde di sconosciuti molesti si lamenterebbero perché non rispondo più alle loro casuali richieste d’amicizia.
Sempre che qualcuno non si accorga che sono morto e decida di diffondere la notizia. La bacheca di Facebook si presta agevolmente anche all’uso funerario e l’esibizionismo tracimerebbe al momento del saluto estremo: “Ci manchi”, “Per l’ultima volta ciaoooo”, “Grazie di tutto e a presto, anzi spero di no”, “Brutto maiale mi dovevi dieci euri”. Qualcuno creerebbe l’evento delle mie esequie. Man mano che gli utenti invecchiano e muoiono, ai sopravvissuti verranno a noia questi profili imperituri e anche in questo caso si finirà con il fallimento di Facebook e la gloria dell’arcivescovo Nichols. Il quale si accorge adesso che Facebook spersonalizza ma in Inghilterra non lo ascolta nessuno: non perché sono tutti protestanti ma perché sono già tutti su Twitter.
Sempre che qualcuno non si accorga che sono morto e decida di diffondere la notizia. La bacheca di Facebook si presta agevolmente anche all’uso funerario e l’esibizionismo tracimerebbe al momento del saluto estremo: “Ci manchi”, “Per l’ultima volta ciaoooo”, “Grazie di tutto e a presto, anzi spero di no”, “Brutto maiale mi dovevi dieci euri”. Qualcuno creerebbe l’evento delle mie esequie. Man mano che gli utenti invecchiano e muoiono, ai sopravvissuti verranno a noia questi profili imperituri e anche in questo caso si finirà con il fallimento di Facebook e la gloria dell’arcivescovo Nichols. Il quale si accorge adesso che Facebook spersonalizza ma in Inghilterra non lo ascolta nessuno: non perché sono tutti protestanti ma perché sono già tutti su Twitter.